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	<title>Rifondazione Comunista Enna</title>
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	<description>Partito della Rifondazione Comunista - Federazione di Enna</description>
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		<title>Rifondazione Comunista Enna</title>
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		<title>FEDERAZIONE DELLA SINISTRA: ACQUA, CONTRO LO SCANDALOSO DECRETO RONCHI SI FACCIA REFERENDUM</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 16:26:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dichiarazione del coordinamento della Federazione della Sinistra (Prc &#8211; Pdci &#8211; Socialismo 2000 &#8211; Lavoro e Solidarietà)
La privatizzazione forzata dell’acqua bene comune passata oggi, attraverso il decreto Ronchi, anche alla Camera dei Deputati a colpi di voti di fiducia dopo il voto del Senato di ieri impone a tutte le forze di opposizione, ai sindacati, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=prcenna.wordpress.com&blog=1836147&post=1856&subd=prcenna&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>Dichiarazione del coordinamento della Federazione della Sinistra (Prc &#8211; Pdci &#8211; Socialismo 2000 &#8211; Lavoro e Solidarietà)</strong></p>
<p>La privatizzazione forzata dell’acqua bene comune passata oggi, attraverso il decreto Ronchi, anche alla Camera dei Deputati a colpi di voti di fiducia dopo il voto del Senato di ieri impone a tutte le forze di opposizione, ai sindacati, alla società civile e ai movimenti sociali una risposta incisiva ed efficace. Proponiamo dunque ai partiti, ai sindacati, alla società civile e soprattutto ai movimenti che si battono per l’acqua bene comune di chiamare l’intera popolazione italiana a esprimersi attraverso lo strumento del referendum.<span id="more-1856"></span></p>
<p>A chi, come la maggioranza delle destre oggi al governo del Paese, usa la fiducia per imporre al Parlamento italiano la privatizzazione dell’acqua rispondiamo con uno strumento di democrazia dal basso, il referendum.</p>
<p>Nei prosismi giorni chiederemo un incontro a tutte le forze interessate a questa cruciale battaglia per concordare una campagna unitaria per salvaguardare il sacrosanto principio che l’acqua è e deve restare un bene comune.<br />
L’imposizione da parte della maggioranza di governo di questo nefasto provvedimento è il segno dell’emergenza democratica che vive il nostro Paese e lo stesso Parlamento, dove giace da anni una proposta di legge d’iniziativa popolare presentata da più di 400 mila cittadini per la gestione pubblica dell’acqua, proposta cui il centrodestra ha risposto oggi con l’accelerazione della sua privatizzazione.</p>
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	</item>
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		<title>RIFONDAZIONE COMUNISTA ENNA CRITICA CON FORZA LA RECENTE NOTIZIA DI NON STATALIZZAZIONE DELL&#8217;UNIVERSITA&#8217; KORE DI ENNA</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 13:16:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>prcarmerina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Carmelo Albanese, Coordinamento nazionale Giovani Comunisti/e
Che i massimi dirigenti della Kore non abbiano mai aspirato a far diventare l&#8217;università ennese statale è sempre stato chiaro.Nonostante tutto ancora, il pur traballante sistema statale universitario si qualifica tale per il controllo “pubblico” sul terreno accademico ed economico-finanziario degli atenei, funzione questa poi espletata in diverse forme, ad [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=prcenna.wordpress.com&blog=1836147&post=1853&subd=prcenna&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>di Carmelo Albanese, Coordinamento nazionale Giovani Comunisti/e</em></p>
<p>Che i massimi dirigenti della Kore non abbiano mai aspirato a far diventare l&#8217;università ennese statale è sempre stato chiaro.Nonostante tutto ancora, il pur traballante sistema statale universitario si qualifica tale per il controllo “pubblico” sul terreno accademico ed economico-finanziario degli atenei, funzione questa poi espletata in diverse forme, ad esempio garantendo il controllo democratico sulle decisioni delle strutture universitarie da parte delle componenti (studenti, docenti, ricercatori) che quel mondo rappresentano, o pianificando un sistema di tasse su base reddituale tale da permettere tendenzialmente a tutti gli studenti l&#8217;accesso alla formazione, così come dallo spirito dell&#8217;articolo 3 della nostra Costituzione.<span id="more-1853"></span></p>
<p>Tutte cose, lo sappiamo, che per i nostri rappresentano lacci e laccioli difficilmente sopportabili in quanto limiterebbero le magnifiche sorti e progressive del rinomato ateneo. D&#8217;altronde, a questa proclamata ambizione non ci credeva nessuno nemmeno al tempo dell&#8217;ormai epica battaglia autostradale, con tanto di deputato alla testa degli insorti, allorché, nello schema del “vorrei ma non posso”, veniva utilizzata l&#8217;argomentazione che l&#8217;allora riforma Moratti impediva la costituzione di nuovi atenei statali per un limitato numero di anni e che dunque, fino a quel giorno, si sarebbe dovuta seguire la strada che poi venne effettivamente intrapresa.<br />
La certezza che l&#8217;ateneo ennese resterà quel che è ci viene oggi chiaramente data niente poco di meno che dal Consiglio d&#8217;Amministrazione di questo, che intervenendo sul tema della costituzione del quarto polo universitario siciliano, assieme ai distaccamenti di Siracusa e Ragusa, in una nota sostiene che “l&#8217;Università Kore di Enna non intende partecipare ad alcuna forma istituzionale che ricalchi modelli universitari vecchi e statalisti” e che il proprio modello innovativo “corrisponde ampiamente al progetto di governance degli atenei proposto dal ministro Gelmini” (<a href="http://www.ennanotizie.info/">www.ennanotizie.info</a> del 15/11/2009). Storicamente, le rivendicazioni anticentraliste hanno sempre nascosto il tentativo di sparute èlites di garantirsi privilegi senza ingombri, e in effetti, la dichiarazione del presidente del Consorzio universitario ibleo (già parlamentare di Forza Italia), che fa eco a quella dell&#8217;organismo ennese, sembra alludere proprio a questo. Costui, infatti, sogna un mondo, per l&#8217;università “de noi antri”, in cui lo Stato abbia un ruolo notarile e di semplice elargitore di denaro, sostenendo che questo “si limiterà ad assicurare la validità del titolo di studio rilasciato e metterà a disposizione le risorse del Fondo nazionale di funzionamento dell&#8217;università per pagare i docenti” (ibidem). In questo lucido schema, sarebbe da capire a cosa dovrebbero servire le rette da migliaia di euro che ad oggi versano gli studenti, se dalle spese dell&#8217;ateneo-fondazione venisse decurtato questo ingente capitolo. Da oltre un anno la contro-riforma del Ministro Gemini viene fortemente contestata in tutte le piazze d&#8217;Italia e, non di rado, mi sono trovato a fianco in queste manifestazioni tanti iscritti e simpatizzanti del Partito Democratico. Sarebbe curioso, a questo punto, sapere cosa pensano di tali innovativi progetti i dirigenti locali di questo partito e del suo gruppo giovanile, così come pure l&#8217;Associazione Campus, che di quello è di fatto la succursale, così solerte, normalmente, ad intervenire sulle più disparate questioni. Certo, forse sbaglio io, su queste vicende la politica non dovrebbe entrarci; a ricordarmelo è lo stesso sito internet della Kore che nella sezione “breve storia” spiega che proprio la formula giuridica della fondazione venne scelta a suo tempo proprio allo scopo di garantire “la piena indipendenza dalla politica locale, requisito indispensabile per il funzionamento di un ateneo”. Non c&#8217;è, infatti, una porta girevole tra il palazzo della politica locale e quello dell&#8217;università: non è vero che fino a qualche anno fa il Consiglio d&#8217;Amministrazione della Kore era composto dalla deputazione provinciale, bi-partisan; non è vero che l&#8217;attuale presidente dell&#8217;università lo è stato anche della Provincia regionale; non è vero che il Rettore ha una lunga e brillante carriera politica alle spalle, avendo pure ricoperto l&#8217;incarico di Ministro della difesa; non è vero che l&#8217;attuale vicesindaco del comune di Enna è anche presidente del Consorzio Ennese Universitario(&#8230;.) Si, è vero, forse sbaglio io, ma mi si perdonerà, io sono comunista.</p>
<p>Carmelo Albanese<br />
Coordinamento nazionale Giovani Comunisti/e</p>
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		<title>Privatizzazione dell&#8217;acqua. &#8220;La pagheremo cara la pagheremo tutta&#8221;</title>
		<link>http://prcenna.wordpress.com/2009/11/18/privatizzazione-dellacqua-la-pagheremo-cara-la-pagheremo-tutta/</link>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 13:14:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>prcarmerina</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Stefano Vinti]]></category>

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		<description><![CDATA[di Stefano Vinti, Capogruppo PRC Regione Umbria e Segretario regionale su umbrialeft.it
Inaccettabile la scelta del Governo di porre la fiducia per la conversione del decreto legge n 135/09 che di fatto privatizza la gestione dell&#8217;acqua. L&#8217;arroganza e la protervia della destra sulla mercificazione di un bene primario quale è l&#8217;acqua ha dell&#8217;incredibile. Anche pezzi della [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=prcenna.wordpress.com&blog=1836147&post=1851&subd=prcenna&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>di Stefano Vinti, Capogruppo PRC Regione Umbria e Segretario regionale su umbrialeft.it</em></p>
<p>Inaccettabile la scelta del Governo di porre la fiducia per la conversione del decreto legge n 135/09 che di fatto privatizza la gestione dell&#8217;acqua. L&#8217;arroganza e la protervia della destra sulla mercificazione di un bene primario quale è l&#8217;acqua ha dell&#8217;incredibile. Anche pezzi della maggioranza sono critici nei confronti del provvedimento tant&#8217;è che per la ventottesima volta il Governo è costretto a porre la fiducia privando, de facto, il Parlamento della possibilità di discutere su un argomento tanto delicato quanto importante.<span id="more-1851"></span><br />
Accanto alle argomentazioni di principio sulla necessità di mantenere la gestione pubblica dell&#8217;acqua e delle reti di distribuzione occorre aggiungere anche quelle legate al costo del servizio. L&#8217;obbligo, per le società di gestione miste, di inchiodare la quota pubblica al di sotto della soglia del 30% la dice lunga sulle intenzioni della destra che punta a far diventare il bene comune per eccellenza fonte di profitto per pochi speculatori a discapito dei costi e della qualità del servizio. Mutuando un celebre slogan “la pagheremo cara la pagheremo tutta”. Tutta la società civile non può rimanere insensibile a questo schiaffo all&#8217;universalità dei diritti fondamentali che scarica gli effetti di una imposizione scellerata sugli utenti impotenti senza nemmeno la possibilità di far valere nelle sedi istituzionali le loro ragioni.<br />
Rifondazione Comunista sarà ferma nel contrastare la privatizzazione dell&#8217;acqua che non esitiamo a definire disegno eversivo nel merito e nei metodi adottati per la sua approvazione. Saremo in piazza accanto ai movimenti per dire no al colpo di mano di Berlusconi cosi come ci siamo impegnati per la raccolta delle firme necessarie alla presentazione della legge per la ripubblicizzazione di tutti i settori che nel passato erano stati oggetto di esternalizzazioni. Quella delle ultime settimane però mostra come la politica – zerbino dei grandi potentati economici stia facendo un salto di qualità sul piano delle liberalizzazioni selvagge con la determinazione di chi è pronto a passare sopra tutti e tutto pur di garantire profitti anche in ambiti da cui il mercato deve rimanere estraneo.<br />
Una vergogna, contro la quale chiediamo alla Regione Umbria tutte le iniziative esperibili in ogni sede competente per fermare l&#8217;ennesimo atto del Governo Berlusconi a favore di pochi e a danno di tanti.</p>
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		<title>PRC Sicilia: a Torre Faro contro il ponte per salvare il territorio</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 22:06:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>prcarmerina</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Luca Cangemi]]></category>
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		<description><![CDATA[Dichiarazione di Luca Cangemi, Segretario regionale siciliano PRC-SE
Il Partito della rifondazione comunista siciliano aderisce alla manifestazione di martedì 1 dicembre a Torre Faro, per chiedere l’ utilizzo del miliardo e trecento milioni di euro, stanziato per il ponte per la messa in sicurezza dei territori e, prioritariamente, per le aree alluvionate.
La manifestazione di Torre Faro [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=prcenna.wordpress.com&blog=1836147&post=1841&subd=prcenna&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong><a href="http://prcenna.files.wordpress.com/2009/07/cangemi-31.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1343" title="Cangemi 3" src="http://prcenna.files.wordpress.com/2009/07/cangemi-31.jpg?w=226&#038;h=272" alt="" width="226" height="272" /></a>Dichiarazione di Luca Cangemi, Segretario regionale siciliano PRC-SE</strong></p>
<p>Il Partito della rifondazione comunista siciliano aderisce alla manifestazione di martedì 1 dicembre a Torre Faro, per chiedere l’ utilizzo del miliardo e trecento milioni di euro, stanziato per il ponte per la messa in sicurezza dei territori e, prioritariamente, per le aree alluvionate.<br />
La manifestazione di Torre Faro e quella del 19 dicembre a Reggio Calabria rappresentano due appuntamenti fondamentali, che rilanciano il segnale contro il ponte del grande corteo di Messina, ad Agosto.<br />
Un percorso di lotta necessario, di fronte all’accelerazione propagandistica impressa provocatoriamente dal governo Berlusconi all’operazione ponte.<span id="more-1841"></span><br />
Il dissesto del territorio che, dopo la tragedia annunciata del 1 ottobre, continua a manifestarsi in ogni parte del mezzogiorno, dimostra che l’ambiente del nostro paese è giunto ad un punto di rottura. La proposta di spostare i fondi pubblici, dalla produzione del nuovo disastro del ponte sullo stretto alla cura dei disastri causati dalla speculazione è concretamente necessaria e simbolicamente decisiva per invertire la tendenza.</p>
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		<title>17 NOVEMBRE SCIOPERO GENERALE STUDENTESCO: AD ENNA CONCENTRAMENTO ALLE ORE 9,00 PRESSO IL CASTELLO DI LOMBARDIA</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 13:53:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>prcarmerina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 17 novembre si terranno nelle principali piazze italiane le manifestazioni degli studenti e delle studentesse contro le politiche del Governo nel settore istruzione, università e ricerca. Ad Enna il concentramento è previsto alle ore 9,00 presso il Castello di Lombardia, alle 10 la partenza del corteo, poi si terrà un sit-in sotto la sede [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=prcenna.wordpress.com&blog=1836147&post=1832&subd=prcenna&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Il <strong>17 novembre</strong> si terranno nelle principali piazze italiane le manifestazioni degli studenti e delle studentesse contro le politiche del Governo nel settore istruzione, università e ricerca. <strong>Ad Enna il concentramento è previsto alle ore 9,00 presso il Castello di Lombardia, alle 10 la partenza del corteo, poi si terrà un sit-in sotto la sede della giunta provinciale e dalle 13,00 alla mezzanotte in piazzetta Belvedere musica e aggregazione</strong>. Di seguito il testo del volantino che i/le Giovani Comunisti/e distribuiranno durante la manifestazione.<span id="more-1832"></span></p>
<p>STUDENTI: RIPRENDIAMOCI IL FUTURO</p>
<p>La Scuola e l’Università stanno subendo un fortissimo attacco da parte del Governo: nessuna risorsa per l’edilizia scolastica a scapito della sicurezza di studenti e lavoratori della scuola; ridimensionamento di fatto del ruolo dei Rappresentanti di Istituto; nessun intervento migliorativo nell’ambito della didattica. L’unica cosa di cui è capace questo Governo è l’utilizzo strumentale del crocifisso per battaglie ideologiche minoritarie e reazionarie, nessuna difesa invece per i tanti lavoratori precari del settore istruzione che il taglio di risorse del duo Tremonti-Gelmini mette alla porta.<br />
Occorrerebbe invece una legge nazionale per il diritto allo studio, una vera e propria rivoluzione del sistema di welfare (con agevolazioni per i trasporti, libri in comodato d’uso, mense, agevolazioni per la fruizione di cinema, teatri etc.) per dare migliori possibilità a tutti gli studenti.<br />
L’Università non naviga in acque migliori: imposizione dei privati nei CdA, rappresentanze studentesche private di funzione, tagli a borse di studio e servizi accessori e aumento delle tasse, blocco sostanziale della ricerca con un’ulteriore precarizzazione dei rapporti di lavoro e con la sottrazione dei ricercatori dal loro ruolo spostandoli alla didattica, una scelta gravissima quest’ultima: un Paese senza ricerca infatti è un Paese senza futuro.<br />
Nel bel mezzo di questa crisi, crisi economica ma anche crisi di legalità e giustizia gli studenti e le studentesse di tutt’Italia scendono in piazza solidali con le lotte di docenti, ricercatori e personale della scuola per chiedere:<br />
- Una Scuola ed un’Università di massa ma che sappia e debba premiare il merito;<br />
- Una Scuola ed un’Università su cui non gravi ogni anno la scure dei tagli;<br />
- Una ricerca libera da ogni condizionamento del mercato e dalle clientele;<br />
- Forti investimenti nell’edilizia scolastica;<br />
- Garanzie occupazionali per tutti gli operatori del settore, perché colpendo loro si colpisce anche noi: la nostra formazione culturale, il nostro avvenire.</p>
<p>Scendere in piazza dunque oggi ma non solo: occorre studiare, conoscere, informarsi, sapere tutto ciò che fa il Governo e che la televisione presenta quando va bene in maniera edulcorata quando non falsa. Occorre tornare a vedersi, ad incontrarsi a dibattere perché questa mobilitazione nazionale non resti isolata ma sia un tassello del nostro diventare cittadini consapevoli.</p>
<p> Giovani Comunisti/e, Partito della Rifondazione Comunista. Siamo ad Enna in via Regione Siciliana n. 4 (dietro il Tribunale). Per contatti: <a href="mailto:prc_enna@yahoo.it">prc_enna@yahoo.it</a> &#8211; <a href="mailto:gcenna@virgilio.it">gcenna@virgilio.it</a><br />
                                    <a href="http://www.prcenna.it/">www.prcenna.it</a>                    <a href="http://www.gcenna.wordpress.com/">www.gcenna.wordpress.com</a></p>
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		<title>Hans Modrow: Fu in realtà una anschluss, un&#8217;annessione.</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 00:33:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>prcarmerina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gorbacev? «Parlava molto ma agiva poco. Se la transizione fu incruenta fu dovuto a scelte prese dentro i confini della Ddr». Gli Usa? «Impedirono la nascita di una Germania neutrale, per spostare 800 chilometri a Est i confini della Nato». La riunificazione? «Fu in realtà un Anschluss, una verae propria annessione. Che ha lasciato ancora [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=prcenna.wordpress.com&blog=1836147&post=1810&subd=prcenna&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div class="wp-caption alignleft" style="width: 276px"><img title="Hans Modrow" src="http://www.rundschau-online.de/ks/images/mdsBild/1254229985231l.jpg" alt="" width="266" height="407" /><p class="wp-caption-text">Hans Modrow, membro della Volkskammer della DDR dal 1958 al 1990, Presidente del Consiglio dei Ministri della DDR dal 1989 al 1990, Presidente del SED-PDS dal 1989 al 1990 e poi vicesegretario insieme a Wolfgang Berghofer del PDS, deputato al Bundestag dal 1990 al 1994, eurodeputato dal 1999 al 2004, dal 2007 è Presidente onorario de Die Linke</p></div>
<p>Gorbacev? «Parlava molto ma agiva poco. Se la transizione fu incruenta fu dovuto a scelte prese dentro i confini della Ddr». Gli Usa? «Impedirono la nascita di una Germania neutrale, per spostare 800 chilometri a Est i confini della Nato». La riunificazione? «Fu in realtà un Anschluss, una verae propria annessione. Che ha lasciato ancora oggi divisa la Germania». Chi parla è Hans Modrow, uno dei personaggi chiave del 1989. L’ultimo capo di governo della Ddr espresso dalla Sed, il partito unico della Germania Est. Dopo le dimissioni di Honecker &#8211; avvenute il 18 ottobre 1989 sull’onda delle grandi manifestazioni di Lipsia e Dresda &#8211; e quelle del suo delfino Egon Krenz, consegnate l’8 dicembre dello stesso anno &#8211; fu Modrow a guidare la transizione del vecchio partito unico in un nuovo soggetto politico, la Pds. E che ha dato vita, insieme alla Wags dell’ex socialdemocratico Oscar Lafontaine, a Die Linke, il nuovo partito della sinistra radicale tedesca. Modrow non è semplicemente una figura chiave nella storia recente della Germania ma anche un uomo presente. Rappresenta quel filo rosso che dalle due Germanie del dopoguerra arriva fino a oggi. È presidente onorario della Linke, che alle ultime elezioni per il Bundestag ha raccolto il 12 per cento dei voti, confermandosi il terzo partito tedesco. Il 28 gennaio del 2010 Modrow compirà 82 anni. Ma sui difficili e contrastati giorni della caduta del muro ha ancora molto da dire. Come sulla Germania di oggi.<span id="more-1810"></span></p>
<p><em>Presidente, è vero che lei era stato designato come successore di Honecker da Mosca, in quanto più gradito a Gorbacev?</em><br />
Il mio nome fu fatto proprio nel 1986, quando il diplomatico sovietico Koptelzew, in risposta alla domanda di un giornalista dello Spiegel, disse che Gorbacev pensava a me come successore di Erich Honecker.</p>
<p><em>Nella notte dell’8 dicembre 1989 si svolge il congresso straordinario della Sed, il partito unico della Ddr. Lei presiedeva l’assemblea, che decise di non sciogliere il partito ma di trasformarlo. Fu una scelta giusta?</em><br />
In tutti i Paesi del socialismo reale ci si chiedeva, nell’89, quale sarebbe stato il futuro dei partiti di regime. Anche per la Sed, era questa la questione cruciale. Il 3 dicembre 1989 la direzione si dimise e fu organizzato un gruppo di lavoro incaricato di preparare il congresso del partito. Durante il congresso fu avanzata la proposta di fondare un nuovo partito di sinistra. In un’atmosfera molto tesa si decise di darsi una pausa di riflessione. A me, in quel frangente, toccò il compito di pensare a una via per mantenere in vita il partito ma sulla base di un sostanziale rinnovamento: da qui nacque la Pds, (il Partito del socialismo democratico, ndr). La mia argomentazione principale era la seguente: se il partito più forte del Parlamento, che esprime anche il presidente del Consiglio dei ministri, si fosse sciolto, allora nella Germania Est non sarebbe esistito nessun tipo di governo. Per il Paese sarebbe stata una catastrofe. Poiché l’Spd negava ogni collaborazione ai membri della Sed, si formò velocemente all’interno della Pds un pluralismo molto costruttivo. Fu così che le tre culture politiche della sinistra (comunisti, socialdemocratici e i socialisti di sinistra) ebbero un ruolo importante nel nuovo soggetto.<br />
Come dimostra la storia della Pds, e in tempi più recenti l’azione della Linke, quella fu la scelta giusta.</p>
<p><em>Lei ha vissuto in prima persona la fine della Ddr. Come fu possibile mettere in moto un processo pacifico senza conflitti tra gli schieramenti militari che si fronteggiavano lungo il confine delle due Germanie?</em><br />
Ciò che oggi, visto con un’ottica di distanza storica, appare semplice, fu in realtà un processo assai complesso.<br />
Oggi si dice che l’apertura dei confini tra Ddr e Repubblica Federale segnarono la fine della Guerra fredda, e che la caduta del muro ne fu il momento simbolico.<br />
Non sono d’accordo: non si può leggere il passato con le lenti di oggi. Il 2 e il 3 dicembre del 1989 Gorbacev e Bush si incontrarono a Malta. Gorbacev analizzò l’incontro il 4 dicembre a Mosca, nell’organo politico del Patto di Varsavia; lo stesso giorno Bush a Bruxelles riunì i leader della Nato. In quell’occasione non si parlò assolutamente né di una nuova strategia militare né dello scioglimento dei blocchi militari, perché la deterrenza nucleare era e rimaneva un elemento costitutivo delle loro strategie. E la Germania era un punto geografico centrale per le truppe dei due blocchi.<br />
Nella Ddr sia il governo che l’opposizione &#8211; come dimostrarono l’8 e 9 ottobre le manifestazioni pacifiche di Dresda e Lipsia &#8211; non volevano alcuna violenza. Non per merito di Gorbacev ma del comandante militare del Patto di Varsavia, il generale Lushev. I comandi militari sia a Mosca che a Berlino espressero le loro preoccupazioni e le loro aspettative ma Gorbacev li aveva già lasciati soli. Parlava tanto, teneva molti discorsi ma per ciò che riguarda l’azione Gorbacev dimostrava tutta la sua incapacità.<br />
Se ci fosse stata solo una minima esplosione di violenza all’interno della Ddr era chiaro sia al governo che all’opposizione che le truppe dell’Unione Sovietica sarebbero intervenute. Allora si sarebbe potuto sviluppare un conflitto tra i due blocchi militari sul suolo tedesco. Se guardiamo come sono andate le cose, dobbiamo essere riconoscenti a tutti coloro che hanno partecipato agli eventi di quell’anno.</p>
<p><em>Molte forze politiche parlano non di una riunificazione ma di una annessione della Ddr da parte dell’Ovest. La via intrapresa era l’unica o ci potevano essere altre possibilità?</em><br />
Sì, è perfettamente lecito dire oggi che la riunificazione è avvenuta attraverso l’annessione della Ddr alla Repubblica Federale. Per quanto riguarda la possibilità di intraprendere vie alternative, il 30 gennaio 1990 proposi ai sovietici un piano in tre fasi per la riunificazione dei due Stati: se si fosse andati in una direzione di neutralità militare, si sarebbe potuta costruire una confederazione tra Germania Est e Ovest.<br />
È proprio qui che gli Stati Uniti intervengono con forza. Nonostante fosse prevedibile che il Patto di Varsavia sarebbe caduto, una Nato senza Germania era per gli Usa impensabile. Il segretario di stato americano James Baker si recò a Mosca l’8 e il 9 febbraio 1990, e convinse Gorbacev a non mantenere più gli accordi presi con noi.<br />
È pura ipocrisia che oggi Gorbacev lamenti l’espansione a Est della Nato per oltre 800 chilometri. Certo, rileggere vent’anni dopo la storia, alla ricerca di possibili strade alternative, è molto difficile. Ma non è inutile. Il 7 ottobre 2009 ho avuto un colloquio a Mosca con un rappresentante del ministero degli Esteri che sottolineava, in modo molto legittimo, come il governo dell’Urss abbia fatto molti errori nella sua politica estera, nel 1990-91. Errori che oggi non è più possibile correggere.</p>
<p><em>Fu un’annessione e non una riunificazione, dunque. Quali conseguenze ha portato questo processo? E quali differenze permangono ancora oggi tra le due parti della Germania?</em><br />
La Germania finora è stata unificata solo dal punto di vista statale mentre dal punto di vista politico, economico e sociale rimane tuttora divisa.<br />
La Camera del popolo della Ddr e il Bundestag (il Parlamento della Germania Federale, ndr), hanno sottoscritto un accordo di unificazione al quale io, come deputato del Parlamento, non ho dato il mio voto. La Ddr, il primo marzo 1990, confermava la proprietà statale delle aziende espropriate tra il 1945 e il 1949 a chi aveva commesso crimini di guerra, come previsto dalla conferenza di Postdam del 1945. La Germania Federale ha tuttavia realizzato una privatizzazione radicale. Più dell’85 per cento delle proprietà popolari è stato acquistato da imprese private della Repubblica Federale, il 10 per cento è andato al capitale straniero e solo il 5 per cento è rimasto nelle mani dei tedeschi dell’Est. La conseguenza è stato il raddoppio della disoccupazione nella Ddr. Nonostante tutte le promesse, gli stipendi nell’Est sono ancora inferiori a quelli dell’Ovest di oltre il 20 percento. Intere generazioni dell’Est si sono sentite guardate con disprezzo dall’Ovest per le loro capacità inferiori.<br />
E ancora oggi c’è chi divide i tedeschi tra buoni e cattivi come ai tempi della Guerra fredda. Se manca l’attenzione<br />
reciproca e non ci si sforza di trovare un’armonia, è impossibile far nascere una comunità fondata sulla fiducia. La povertà infantile, prima della riunificazione non esisteva in nessuno dei due Stati. Adesso invece è un problema quotidiano e un numero sempre maggiore di cittadini affronta una povertà crescente a fronte di una ricchezza che interessa un numero sempre più esiguo di persone. Ma questa realtà, nella Germania di oggi, viene rimossa, a vantaggio di una rappresentazione del Paese sempre più lontana dalla verità. In tutte le osservazioni i nessi reali vengono sfocati.</p>
<p><em>Mentre la sinistra, in molti Paesi europei, anche in Italia, si trova all’interno di una grave crisi, in Germania la Linke, sebbene sia un partito nuovo, riesce a portare avanti battaglie di successo. Le ultime elezioni tedesche lo hanno dimostrato. Com’è stato possibile?</em> <br />
La Linke terrà nel maggio 2010 il suo secondo congresso. E lì per la prima volta si tireranno le somme per realizzare un’analisi approfondita del suo operato. La Linke è nata dalla Pds-Linkspartei, che affonda le proprie radici ai tempi della Ddr, e dalla bisogno di un’alternativa di voto nell’Ovest, dove l’Spd non riusciva più a rappresentare le rivendicazioni sociali e sindacali. La Linke oggi nei lander dell’Ovest supera la soglia del 5 per cento e i risultati nell’Est sono sopra il 25 per cento. Alle elezioni per il Bundestag la Linke ha avuto molti voti tra coloro che un tempo votavano Spd, anche se l’emorragia di elettori dei socialdemocratici ha principalmente ingrossato le fila del non voto. Un’analisi sociale della Linke è tuttora aperta, il processo di sviluppo interno del nuovo partito non si è ancora concluso, e anzi è poliedrico e aperto. Il nostro rapporto con la storia e le tradizioni del movimento operaio tedesco devono ancora essere discusse insieme, i risultati raggiunti nell’Est devono essere consolidati e quelli dell’Ovest estesi. Solo nel 2011 la Linke avrà un programma capace di unire le sue aspirazioni sociali e politiche attuali con i propri obiettivi socialisti. È una strada difficile da percorrere, che ci offre la possibilità di determinare in modo più preciso il profilo di un partito popolare e socialista che si pone a sinistra dell’Spd.<br />
<em>(con la collaborazione di Cecilia Iannaco)</em></p>
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		<title>Relazione di Mimmo Cosentino (CPN) al Seminario sulla situazione economica, sociale e politica della Sicilia, 7/11/2009 Palermo, Chiesa valdese</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 19:35:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’immagine del fango che inghiotte case, persone, strade e ferrovia, mentre la montagna di Giampilieri continua a venire giù sulla città fino al mare, continua ossessiva a tornarci alla mente, mentre in questi giorni i giornali e le tv ci snocciolano i dati pesanti della crisi economica siciliana, ci raccontano gli scontri furibondi dentro la [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=prcenna.wordpress.com&blog=1836147&post=1803&subd=prcenna&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>L’immagine del fango che inghiotte case, persone, strade e ferrovia, mentre la montagna di Giampilieri continua a venire giù sulla città fino al mare, continua ossessiva a tornarci alla mente, mentre in questi giorni i giornali e le tv ci snocciolano i dati pesanti della crisi economica siciliana, ci raccontano gli scontri furibondi dentro la maggioranza di centrodestra per la spartizione del potere, e infine ci informano che il governo Berlusconi ha prima dato il via libera al disegno di legge per la creazione della Banca del Mezzogiorno e, successivamente, ha approvato l’erogazione di 1300 miliardi per la progettazione e l’avvio del Ponte sullo stretto di Messina.<span id="more-1803"></span><br />
Proprio quando serve &#8211; a seguito di una crisi economica che sta producendo gravissimi danni sociali e civili, e in virtù degli eventi calamitosi che lo richiedono urgentemente &#8211; un piano straordinario per il risanamento idrogeologico, per la messa in sicurezza del territorio, per il rifacimento delle opere primarie e la realizzazione delle infrastrutture (a partire dalle reti ferroviarie e del potenziamento del trasporto via mare) e dei servizi indispensabili, per l’occupazione, per il risanamento ambientale, Lombardo e Berlusconi avviano invece i lavori del Ponte sullo Stretto, destinando allo spreco e al foraggiamento assistenzialistico delle imprese edili e della mafia ad esse collegate ingenti risorse sottratte ai bisogni vitali della Sicilia.<br />
La mafia, già presente con i lavori di movimento terra nella rimozione delle macerie e del fango prodotti dalla alluvione di fine settembre, si predispone e si posiziona per gli interventi sul versante messinese, essendo già prepotentemente presente e attiva la ‘ndrangheta sul versante calabro nei cantieri della Sa-RC.<br />
Siamo in presenza di un disegno ben preciso che prospetta al meridione la formazione e la riorganizzazione di un blocco di potere imprenditoriale e politico che si definisce nella costruzione di strumenti e di occasioni per il rilancio dell’accumulazione legale ed illegale, offerti alle imprese del nord e del centro, da Impregilo a Falck a Caltagirone alla Pizzarotti, federate in consorzi dove trovano spazio le aziende siciliane dei vecchi e dei nuovi cavalieri del lavoro, dove compaiono i nomi degli uomini legati ai  Rendo accanto a quelle di Ciancio e di Mimmo Costanzo già assessore di Enzo Bianco. Per non parlare delle aziende di famiglia della Prestigiacomo e di Miccichè.<br />
E’ solo per caso che, qualche settimana addietro, a Catania, su proposta del Preside di Scienze Politiche, notoriamente legato all’Opus dei, l’Università di Catania, presenti le massime autorità cittadine, compreso il Procuratore generale Tinebra e il Presidente del Tribunale Marletta, assieme al Prefetto e al Questore, e al gotha dell’imprenditoria locale guidato dall’editore Mario Ciancio, abbia consegnato a Gaetano Caltagirone la laurea ‘honoris causa’, per i meriti imprenditoriali dimostrati e l’esempio offerto alle nuove generazioni? Evidentemente, non fa testo il fatto che il costruttore romano ha in corso, nella città etnea, un procedimento giudiziario per abuso edilizio nella realizzazione di un centro direzionale. A parte tutto il resto…di cui occorrerà occuparsi in altra sede.<br />
Il futuro prospettato alla Sicilia è quello di un Eden conquistato e garantito dalla proliferazione degli aereoporti (uno per provincia, dopo quelli già esistenti di Palermo, Catania, Trapani e Comiso),  la moltiplicazione dei porti e dei centri turistici, che colmeranno di cemento le coste e le spiagge, da Taormina a Portopalo, da Ragusa ad Agrigento, da Catania a Palermo, fino alle isole minori, a cominciare dalle Eolie.<br />
Una colata di cemento di milioni e milioni di metri cubi di cemento. Un eden assicurato dall’apertura di nuovi Casinò, ricca di alberghi e di ristoranti, di centri commerciali nelle aree portuali, di luoghi del piacere e del divertimento, per un turismo dei ricchi,consumistico,mercificato e colonizzatore. Una Sicilia rapinata del suo habitat naturale, sottratta alla fruizione sociale dei suoi abitanti, immaginata come una nuova Cuba prima della rivoluzione del Che e di Fidel.<br />
 Ci chiediamo: quale logica giustifica queste scelte, se i dati diffusi in questi giorni dal rapporto semestrale di Bankitalia sulla condizione economica dell’isola ci indicano proprio una crisi del settore turistico, che si accompagna a quella dell’agricoltura, dell’industria, dell’edilizia?</p>
<p>Le agevolazioni fiscali, le zone franche e le grandi opere (oltre al Ponte, c’è da spartire i 2400 miliardi di euro destinati dai Fas alla rete autostradale, ai porti turistici e alla realizzazione del sistema energetico di trattamento dei rifiuti) costituiscono gli assi portanti del disegno berlusconiano e confindustriale di rilancio degli affari al sud e in Sicilia ( da perseguire anche con salari differenziati e più bassi ), ma anche il motivo di contesa tra le elites politiche che configgono tra di loro perla destinazione delle risorse, la gestione delle opere e la tutela  degli interessi dei gruppi economici che rappresentano.<br />
Si spiega così lo scontro che vede contrapposti gli autonomisti di Lombardo assieme ai fautori del partito del sud che si riconosce in Miccichè e Dell’Utri, e che hanno in Fini, per ora,  il loro riferimento nazionale, contro i “lealisti” del PdL guidati da Schifani, Alfano e Firrarello, alleati a loro volta all’Udc di Cuffaro: con Berlusconi che tenta una mediazione impossibile tra i contendenti, perché non c’è materia per soddisfare gli appetiti di tutti.<br />
E’ ormai convinzione comune che il dibattito sul valore dell’autonomismo e la minaccia di far nascere il ‘partito del sud’ siano stati agiti strumentalmente nella contrattazione rivendicazionista nei confronti di ‘Roma Predona’ e per rafforzare la postazione di rappresentanza delle imprese locali. La crisi economica apre anche nella borghesia profonde contraddizioni, fino a produrre uno scontro che, rispetto al passato, manca solo del fuoco della criminalità mafiosa.<br />
Cosa prospetta alla Sicilia, ai suoi abitanti, ai lavoratori, ai giovani laureati che hanno ripreso ad emigrare in massa, e che non accettano più la condizione schiavistica riservata loro dai call center, questo disegno, e quale futuro si prevede per i territori e le comunità investite dall’impatto delle opere programmate, sia sotto l’aspetto della salvaguardia della salute e dell’ambiente, oltre che di quello delle conseguenze sociali, a cominciare dalla inarrestabile riduzionedel lavoro in agricoltura?<br />
Meglio ancora: come si interseca la politica del centrodestra nazionale e regionale con la crisi economica che sta producendo devastanti effetti in Sicilia? Sembra ormai chiaro, anche perché vi sono state dichiarazioni di esponenti del governo Lombardo in questo senso, che si voglia abbandonare l’agricoltura al suo destino, con la cancellazione del mondo contadino, la messa in liquidazione delle piccole e medie aziende agricole, fagocitate da quelle grandi , favorite queste ultime dalle politiche comunitarie che offrono sostegno alle grandi proprietà capitalistiche e alle multinazionali della trasformazione a scapito delle produzioni meridionali?<br />
Ancora più grave ci sembra l’inerzia che caratterizza l’approccio nei confronti dell’industria, dove si annuncia la drammatica chiusura della Fiat di Termini Imerese entro il 2011, e dove si registrano difficoltà nei settori dell’elettronica e della chimica.<br />
Il rapporto di Bankitalia quantifica nel 14% il tasso di disoccupazione, con quella giovanile che viaggia oltre il 35%, così che i giovani laureati e diplomati emigrano in massa alla ricerca di occasioni di lavoro verso il nord e l’estero.<br />
Una crisi occupazionale  che interessa la scuola, la sanità, gli enti locali, la P.A., ed ora il settore bancario, stante alla volontà di Unicredit di procedere al licenziamento di mille dipendenti del Bds.<br />
 Il sistema pubblico dell’istruzione subisce un duro attacco, sotto i colpi di Tremonti, Gelmini e Leanza, attraverso la riduzione dell’offerta formativa che comporta il licenziamento di massa di ben settemila lavoratori della scuola. La risposta dei “contratti di disponibilità” avanzata da Leanza riproduce precarietà, dequalificazione e gerarchizzazione nell’organizzazione del lavoro didattico, assieme al formarsi di nuove clientele.<br />
Si afferma nel governo della regione una filosofia che fa della  precarietà del lavoro e del reddito il paradigma di una visione della società in cui il lavoro dipendente è la variabile economica che deve garantire ora i profitti delle imprese ora il risanamento finanziario dei conti pubblici. Una filosofia che produce “i patti per il lavoro” e che segnano l’egemonia sindacale della Cisl in Sicilia e la subalternità del sindacato all’ideologia dell’impresa.<br />
La riforma sanitaria risponde a questo modello : si sacrificano i posti letto , si riorganizzano le strutture e i servizi ospedalieri secondo logiche di gestione aziendale e non di garanzia all’assistenza sanitaria, si considerano i pazienti non come soggetti titolari di un diritto costituzionale, ma come numeri di tabelle, che comunque finora hanno preservato gli interessi e gli affari dei proprietari e dei gestori delle cliniche private. Barbara Cittadini, presidente dell’Associazione delle cliniche private, ha pubblicamente elogiato la “riforma”, ed il suo consorte, il forzista Misuraca ha garantito a Lombardo e Miccichè un sostegno incondizionato, contraccambiato con l’assessorato all’avv. Armao, protagonista di uno scandaloso conflitto di interessi, essendo risultato consulente di FALCK.<br />
Nel frattempo si continua a morire di malasanità, mentre l’avviamento al lavoro,oramai solo di natura precaria, nel settore è gestito da quelle agenzie interinali intestate a parenti e amici dei politici di centrodestra, che ricostruiscono un consenso di massa, anche attraverso la creazione di quelle società partecipate, che dagli enti locali alla Regione assumono senza concorsi e si indebitano, scaricando i costi sulla collettività, senza limiti e controlli. Nella assuefazione generale, sta passando sotto silenzio il fatto, vergognoso, che si bruciano oltre 200 milioni del bilancio 2009, per garantire ai carrozzoni degli enti religiosi, sindacali e parapolitici i fondi per il personale, senza che un solo corso sia stato o sarà avviato.<br />
Un quadro drammatico e una condizione di degrado aggravati dalla paralisi dell’attività del governo regionale e dell’Ars: nella maggioranza, e nelle appendici dell’opposizione, è in atto un furibondo scontro di potere. Una paralisi cui concorre l’irresolutezza e la confusione che ne deriva, per l’esplodere dei conflitti di interesse e il manifestarsi dei pesanti intrecci affaristici che  legano gli esponenti delle consorterie politiche alle imprese. La vicenda dell’Assessore Armao, consulente e controparte di Falck nella trattativa per la quantificazione del risarcimento all’impresa lombarda dopo l’annullamento del bando di gara per i termovalorizzatori, è emblematica del segno di continuità di questo governo con quello precedente di Cuffaro e della natura illegale e mafiosa degli interessi in campo. Con buona pace di quei magistrati, a cominciare dall’ex duro della Procura palermitana Russo, che si stanno prestando a coprire e a legittimare uno dei peggiori governi della storia della Sicilia. Un governo, che, nella persona del Governatore, si ispira a quella esperienza milazziana, che vide assieme, sul finire degli anni cinquanta, pezzi della Dc, Il Msi e il Pci, con il sostegno pieno ed entusiasta della Confindustria siciliana di La Cavera, esponente di punta del separatismo siciliano. Consociativismo , tentativi ormai dichiarati di riproporre l’occhettiana e disastrosa “unità autonomistica”, riproposta in questi giorni da Lumia e Crocetta, milazzismo sono i terreni su cui i lealisti e i fautori del partito del sud hanno coinvolto finora il Pd. Un Pd sempre più lacerato tra coloro che inciuciano con il Governatore ( Lumia, Crocetta, Cracolici, Speziale) e quanti sono disponibili  all’abbraccio con il gruppo Schifani/Alfano/Firrarello/Cuffaro, e cioè i vari Lupo, D’Antoni, Cocilovo, Crisafulli.<br />
Finora Lombardo si è giovato del sostegno ora esplicito ora sottobanco del Pd, mentre è risultata inesistente la presenza di IdV. Le prossime settimane ci diranno se si produrrà all’Ars una qualche forma di opposizione politica e se i conflitti che animano la realtà siciliana troveranno una sponda istituzionale credibile ed efficace, cioè alternativa.<br />
Il passaggio dell’assestamento di bilancio che taglia i fondi per l’edilizia scolastica, per i servizi universitari, per l’assistenza ai disabili, per il sostegno agli anziani sarà illuminante e probatorio: in un contesto che fa registrare il raddoppio delle tasse comunali in Sicilia, negli ultimi quattro anni.<br />
La condizione tragica in cui versa la Sicilia, o quanto meno le sue classi sfruttate e oppresse, non può non farci denunciare l’assenza di un’opposizione vera ed efficace e richiamare le responsabilità di un Pd che ha promosso e votato una legge elettorale che, in nome di una concezione maggioritaria della rappresentanza delle minoranze, nell’esclusione della sinistra alternativa, ha finito per premiare, con 29 seggi su 90, un partito che si è attestato alle regionali appena sopra il 25% dei consensi.  <br />
Il quadro della dissoluzione e dell’irresponsabilità, dell’asservimento e partecipazione degli esponenti di governo e della maggioranza di centrodestra ai comitati d’affare, ha trovato una significativa forza di contrasto nelle lotte sociali e nelle iniziative dei movimenti che lottano per la liberazione dell’isola dal dominio mafioso.<br />
La straordinaria lotta dei lavoratori della Fiat di Termini Imerese, così come di tutte le vertenze in difesa dei posti di lavoro, le mobilitazioni contadine di queste settimane per garantire reddito e sopravvivenza delle nostre produzioni (dal grano duro all’arancia a polpa rossa, dall’uva al pomodoro),minacciate dalle multinazionali e dalle politiche comunitarie, le bellissime lotte dei precari della scuola e degli studenti per il diritto allo studio e contro la privatizzazione del sapere, le vertenze dei comitati locali contro l’inquinamento ambientale e le devastazioni territoriali, da Niscemi a Noto, da Lentini a Siracusa a Messina contro il Ponte, le manifestazioni per la pace e contro il razzismo, per una Sicilia multietnica e solidale, ci dicono che nell’opposizione sociale vive l’idea ed il progetto di un’altra Sicilia. Non collusa, ma anzi contro la mafia, alla quale contende i terreni confiscati, che ha il coraggio di denunciare le infiltrazioni mafiose negli enti locali, come hanno fatto i giovani comunisti di Paternò, che sa fare rivivere le idee e le pratiche sociali di Peppino Impastato e di Pio la Torre, che non si rassegna e non si fa confondere dalle manovre destabilizzanti che vengono avanti con la storia del ‘papello’ e con le rivelazioni di Ciancimino. Abbiamo sempre saputo e denunciato per primi, come Prc e come movimento antimafia, che settori decisivi dello stato sono interni al fenomeno mafioso e che lo sostanziano con il loro intervento.<br />
C’è una Sicilia dei comitati di lotta per l’acqua pubblica e in difesa dei beni comuni; c’è una Sicilia dei centri sociali, da Palermo a Catania, autentici spazi pubblici e di democrazia dove si garantiscono i diritti costituzionali, luoghi della partecipazione popolare, del volontariato, della ridefinizione di senso per comunità devastate dagli effetti catastrofici delle politiche liberiste nei quartieri popolari, fucine in cui si ricostruisce una cultura e una pratica di sinistra per l’alternativa di società.<br />
Ai centri sociali di Catania e di Palermo vittime degli sgomberi repressivi di uno Stato sordo alle domande sociali e cinico nel suo essere servile alle sollecitazioni affaristiche e reazionarie, noi riconfermiamo tutta intera una solidarietà, che non si ferma solo alle parole.<br />
Cresce e vive un’altra Sicilia, quella dei Gas e dei Gap, che vanno ulteriormente diffondendosi nei quartieri di Palermo, per merito dei nostri compagni, quella dei Gas, quella della solidarietà ai terremotati.<br />
L’insieme di queste esperienze, mentre vi opera dentro, il Prc deve sempre più valorizzare, affinchè  si estendano e si generalizzino.<br />
La scommessa della Federazione della Sinistra per l’Alternativa avrà successo e senso se  si costruiranno relazioni con e tra queste realtà, se la federazione saprà essere strumento di amplificazione e unificazione delle lotte, se sapremo evitare la scorciatoia dell’accorpamento dei ceti politici e dell’identitarismo velleitario e autoreferenziale, se sapremo fare ed essere rete di contaminazioni, di culture antagoniste plurali, di esaltazione unificante delle differenze, se sapremo fare rivivere la pratica dell’inchiesta, come si sta facendo a Petralia Sottana in questi giorni, dai cui risultati partire per costruire vertenze sociali, elaborazione politica, buone pratiche amministrative.<br />
Il Prc siciliano, a partire da ciò, dovrà:<br />
produrre il massimo sforzo nelle mobilitazioni contro il Ponte sullo Stretto;<br />
essere in campo accanto ai lavoratori della Fiat di Termini Imerese, per impedire la chiusura della fabbrica;<br />
sostenere la lotta dei contadini e l’idea di sviluppo auto centrato;<br />
rilanciare, assieme ai comitati, la battaglia per la pubblicità dell’acqua e della sua gestione;<br />
sviluppare iniziative, con il coinvolgimento delle popolazioni locali, contro la realizzazione dei termovalorizzatori, contro il Muos di Niscemi, contro le trivellazioni indiscriminate, contro la cementificazione del mare e delle montagne, contro il Piano casa e per il riuso del patrimonio edilizio esistente; lanciare una campagna di massa per il diritto allo studio, per la sicurezza antisismica delle scuole; trasformare le proprie sedi in Case dei diritti, Centri popolari, spazi pubblici della democrazia sociale, luoghi di vita collettiva e di organizzazione del conflitto, attivare meccanismi di controllo dell’operato della P.A. nei territori e nelle istituzioni.</p>
<p>Un’altra Sicilia  è possibile, vive nelle lotte e nelle esperienze di autogoverno sociale. E’ la Sicilia dei diritti, dell’antimafia sociale, dell’affermazione del bene comune, della solidarietà e della buona occupazione, di uno sviluppo compatibile con la natura e con la dignità degli uomini e delle donne.<br />
La scommessa della Federazione della Sinistra Alternativa sarà vinta se , a nostro avviso, vivrà di questa dimensione democratica e comunitaria.</p>
<p>MIMMO COSENTINO<br />
Palermo, 7/11/2009, Chiesa Valdese</p>
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		<title>No al Ponte, Rifondazione comunista parteciperà alla manifestazione del 19 dicembre</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 21:04:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dichiarazione di Maria Campese, Segreteria nazionale PRC-SE, Area Ambiente e Territorio
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-1208" title="maria campese" src="http://prcenna.files.wordpress.com/2009/07/maria-campese.jpg?w=225&#038;h=240" alt="maria campese" width="225" height="240" />Dichiarazione di Maria Campese, Segreteria nazionale PRC-SE, Area Ambiente e Territorio</strong></p>
<p>Il Prc aderisce alla manifestazione nazionale, indetta dalla rete No Ponte, che si terrà a Villa San Giovanni il prossimo 19 dicembre contro il tentativo del governo Berlusconi di apporre la “prima pietra” del ponte sullo Stretto. Rifondazione comunista aderisce perché lo spreco di risorse stanziate per un’opera inutile come il Ponte appare come uno schiaffo ai territori devastati. Ricordiamo quanto avvenuto recentemente nel messinese, a Giampilieri e a Scaletta Zanclea, quando le forti precipitazioni hanno causato devastazioni e morti che si sarebbero potuti evitare se solo si fosse dato ascolto a chi da anni lancia l’allarme riguardo al rischio idrogeologico. Ed è di queste ore la notizia che sempre al Sud, a Ischia, una frana ha causato ancora una volta lutti e distruzione. Rifondazione comunista aderisce perché quest’opera inutile provocherebbe un devastante impatto sul territorio. Il ponte, tra l’altro, verrebbe costruito a cavallo di una faglia sismica. <span id="more-1791"></span>In passato vi sono stati diversi eventi sismici in questa zona della Sicilia, tutti legati allo scontro fra le due zolle sismiche, quella dell&#8217;Europa, e quella dell&#8217;Africa. Il ponte potrebbe essere distrutto proprio dai movimenti delle due zolle. Cifre così importanti andrebbero convogliate invece sulle vere emergenze e priorità del Paese come il dissesto idrogeologico, la messa in sicurezza degli edifici pubblici ed in particolare di quelli scolastici, la mobilità e la pulizia del mare e delle coste dai veleni occultati dalle organizzazioni criminali. Riteniamo la messa in sicurezza del territorio una delle priorità di questo paese, la vera grande opera pubblica verso cui indirizzare risorse, competenze, progetti, investimenti.</p>
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		<title>Lunedì 9 novembre Paolo Ferrero a Radio24 e Rai1</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 23:04:47 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Nella giornata di lunedì 9 novembre il segretario nazionale del Prc Paolo Ferrero sarà intervistato telefonicamente su Radio24 (emittente ascoltabile anche via internet all&#8217;indirizzo <a href="http://www.radio24.ilsole24ore.com">www.radio24.ilsole24ore.com</a>) alle 8.30 del mattino. Intervento di Ferrero a Radio24 in Podcast clikkando sul seguente link: <a href="http://www.radio24.ilsole24ore.com/podcast/24mattino.xml">http://www.radio24.ilsole24ore.com/podcast/24mattino.xml</a> clikkare poi su &#8220;24 Mattino del 09/11/2009&#8243;</p>
<p>Nel tardo pomeriggio sarà ospite di La vita in diretta, alle 17.50 su RAIUno.</p>
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		<title>Il Muro di Berlino come difesa necessaria per la Repubblica Democratica Tedesca</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 23:22:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>prcarmerina</dc:creator>
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da L’Unità del 14/08/1961 – su
http://resistenze.org
Dopo una lunga attesa e numerose proposte rivolte alle potenze occidentali
Perché erano ormai necessarie le misure adottate a Berlino
La Repubblica democratica tedesca era l’unico paese a tenere senza controllo una parte dei suoi confini – Il provvedimento era stato rimandato per non acuire la tensione. Le odierne misure adottate dal [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=prcenna.wordpress.com&blog=1836147&post=1779&subd=prcenna&ref=&feed=1" />]]></description>
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<div class="wp-caption alignleft" style="width: 250px"><img title="Ulbricht" src="http://www.mona-lisa.org/Walter-Ulbricht.jpg" alt="" width="240" height="312" /><p class="wp-caption-text">Walter Ulbricht, Vice Primo Ministro della RDT dal 1949 al 1950, Presidente del Consiglio di Stato della RDT dal 1960 al 1973, Erster Sekretär des ZK der SED dal 1950 al 1971. Durante la sua presidenza venne edificato il muro di Berlino</p></div>
<p>da L’Unità del 14/08/1961 – su</p>
<p><a href="http://resistenze.org/"><em>http://resistenze.org</em></a></em></p>
<p>Dopo una lunga attesa e numerose proposte rivolte alle potenze occidentali</p>
<p>Perché erano ormai necessarie le misure adottate a Berlino</p>
<p>La Repubblica democratica tedesca era l’unico paese a tenere senza controllo una parte dei suoi confini – Il provvedimento era stato rimandato per non acuire la tensione. Le odierne misure adottate dal governo della RDT, in accordo con i paesi del Trattato di Varsavia sono di una legittimità evidente.</p>
<p>In effetti non si vede come di possa negare ad uno stato sovrano come ls RDT il diritto – e qui sta il nocciolo giuridico della questione – di prendere alle proprie frontiere i provvedimenti che ritiene più opportuni. Ma il problema non è solo giuridico e il diritto di cui si è detto non è soltanto tale è anche una necessità, giacché non si ha notizia di paesi che tengano sguarnita e priva di ogni garanzia e di ogni controllo una parte dei loro confini.<span id="more-1779"></span></p>
<p>Se le misure sono state rinviate sino ad oggi è stato soltanto per non apportare altri elementi di tensione ad una situazione tutt’altro che semplice. Ma ormai la misura era veramente colma. «Abbiamo voluto operare col massimo di pazienza», ha detto un funzionario governativo.<br />
Da quasi tre anni il problema di Berlino Ovest è stato posto sul tappeto, da quando cioè nel novembre del 1958 il governo di Mosca inviò alle potenze occidentali una nota con la quale proponeva una trattativa per eliminare i resti della seconda guerra mondiale e trasformare Berlino Ovest in città libera e smilitarizzata. La anormalità della situazione berlinese, si noti, venne ammessa da varie personalità occidentali, ma le proposte sovietiche furono lasciate cadere.</p>
<p>La conferenza di Ginevra del 1959 si concluse senza accordo. Nel giugno di quest’anno il primo ministro sovietico ha di nuovo sottolineato l’urgenza di raggiungere un accordo per allontanare i pericoli che con il passare del tempo venivano addensandosi minacciando la pace mondiale. Ma anziché avanzare proposte – Mosca come noto aveva lasciato un margine di sei mesi per negoziare – gli occidentali sciolsero le briglie alle centrali della propaganda anticomunista della provocazione e dello spionaggio operanti a Bonn e a Berlino Ovest.</p>
<p>La campagna per attirare gente dell’Est all’Ovest raggiunse una inaudita intensità, tutti gli strumenti del terrorismo morale e del ricatto materiale vennero posti in opera. Adenauer e i suoi ministri si diedero a parlare quasi ogni giorno ai cittadini della RDT come a propri sudditi dicendo loro quel che dovevano e non dovevano fare.</p>
<p>Alla radio e alla televisione gli annunciatori e i commentatori si rivolgono alla RDT ammonendo, consigliando ed incoraggiando. Ancora ieri il ministro Lemmer – dal quale dipendono tutte queste attività – annunciava ai cittadini della RDT che in aggiunta a quelle del campo di Marienfelde sarebbero state erette numerose e vaste baracche anche nello stadio di Berlino Ovest per raccogliere i «profughi».</p>
<p>A tutte le proposte sovietiche l’occidente ha risposto negativamente respingendo l’invito dell’URSS di aprire una discussione. Tutte le denuncie e i richiami all’Occidente a non violare gi accordi quadripartito sulla Germania e su Berlino sono stati tenuti in non cale. Tutti gli accordi sono stati sistematicamente violati.</p>
<p>Gli occidentali hanno unilateralmente spezzato la Germania creando la repubblica di Bonn; hanno lacerato gli impegni presi contro la rinascita del militarismo tedesco, contro la rinascita delle concentrazioni industriali e finanziarie dell’imperialismo tedesco. Hanno creato la Bundeswehr el riforniscono di armi atomiche. Di Berlino Ovest hanno fatto un avamposto del militarismo, una base di attività di spionaggio e di provocazione.</p>
<p>E oggi proprio la propaganda occidentale osa accusare la RDT e l’URSS di violazione dei trattati. Ma a questo punto non sarà male ricordare che Berlino Ovest anzitutto non fa giuridicamente parte della Repubblica Federale, che allorché gli alleati conclusero gli accordi sull’occupazione della Germania, Berlino non fu staccata dalla zona di occupazione: si richiesero soltanto una occupazione e una amministrazione comuni nel suo territorio. A Berlino, come in tutta la Germania, l’occupazione da parte delle potenze vittoriose aveva uno scopo preciso e dichiarato: assicurare la rinascita di una Germania democratica e pacifica, denazificata e smilitarizzata.</p>
<p>Nelle zone occidentali questi impegni sono stati grossolanamente violati e proprio grazie al regime di occupazione delle tre potenze è stato fatto rinascere il militarismo tedesco e Berlino Ovest ne è diventata una delle principali basi. Parlare a questo punto di violazioni dei trattati da parte dell’URSS à evidentemente assurdo.</p>
<p>Ove l’Occidente tentasse con simili pretesti di aggravare la situazione con misure provocatorie anziché di porsi finalmente sul terreno del negoziato, assumerebbe di fronte al mondo una terribile responsabilità.</p>
<p>Mai come oggi è apparsa tanto urgente una trattativa che regoli finalmente i problemi ancora aperti, da sedici anni, dalla fine della seconda guerra mondiale.</p>
<p>G.C.</p>
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