L’Aquila, democrazia sospesa. Vuoi fare assemblea? Chiama Kafka

Divieti fantasma, rimpallo di responsabilità: confrontarsi è quasi impossibile

Alessandro Tettamanti su Liberazione del 25/06/2009

L’Aquila –  Nelle tendopoli che accolgono gli sfollati aquilani non esiste alcun divieto scritto di volantinare e/o svolgere assemblee di interesse pubblico. Fatta eccezione, pare, per una circolare del Dicomac (Direzione comando e controllo della protezione civile) che indicava queste attività, molto discutibilmente dato il contesto, come non opportune nel periodo preelettorale. Questa la versione ufficiale. Nella realtà, come racconta bene chi vive a L’Aquila adesso, non è mai stato così difficile mettere in pratica la democrazia. Per di più in una situazione dove, a meno che la partecipazione alla ricostruzione da parte dei cittadini non venga vista come un ostacolo, ce ne sarebbe particolarmente bisogno.
Poco dopo il 6 aprile gli attivisti dei comitati sorti dopo il sisma e i normali cittadini hanno iniziato a scontrarsi contro un muro di gomma che gli ha impedito di esercitare i diritti più elementari di circolazione e informazione garantiti dalla Costituzione.Gli innumerevoli capi campo, che si susseguono a ritmo frenetico nelle tendopoli, nominano spesso una circolare inesistente che vieterebbe persino il volantinaggio: «Dov’è? Io non l’ho mai vista – dice chiaramente il comandante del Com 1 (Comando operativo misto) Roberto Gullì – sta alla discrezione di ogni capo campo valutare se è possibile che i cittadini aquilani non residenti nella tendopoli entrino per volantinare o fare assemblea».
Guido Bertolaso, nell’incontro di martedì scorso coi comitati, ed il prefetto dell’Aquila Franco Gabrielli avevano chiarito che dopo le votazioni le assemblee si sarebbero potute svolgere a condizione di dire la “verità”: cioè che la protezione civile e il governo stanno facendo un ottimo lavoro. «Rivendico il diritto di dire in assemblea una marea di stupidaggini – denuncia al riguardo Mattia Lolli del comitato 3e32 presente all’incontro – gli aquilani come tutti sanno ben confrontare le opinioni personali con la realtà e scegliere a chi credere».
La sensazione è che i capi dei campi e dei Com siano particolarmente abili nella difficile gestione organizzativa delle tendopoli ma non siano stati messi nelle condizioni di (o non siano stati preparati a) garantire lo stato di diritto in quelle porzioni di territorio recintate che sono i campi tenda, in cui protezione civile ed esercito sono i padroni indiscussi. In questo modo la sola cosa che si percepisce immediatamente solo avvicinandosi ai campi è la forza militare in nome della sicurezza. Altrimenti non si spiegherebbe ciò che è successo ieri. Un episodio uguale tanti altri, avvenuti in svariate occasioni nei campi del Globo, San Elia, Arischia e Piazza D’Armi.
Antonio Sasso, attuale capo campo di Piazza D’Armi, una delle tendopoli più grandi e complesse che sempre più sta prendendo le brutte sembianze di un ghetto, fino a ieri aveva sempre attribuito al Com 1 il potere di svolgere assemblee e volantinaggi e, come i suoi predecessori, insieme agli altri suoi collaboratori della protezione civile aveva sostenuto l’esistenza di un foglio che lo avrebbe vietato espressamente: «E’ da sabato scorso che sto chiedendo autorizzazioni a mezza protezione civile per fare un’assemblea oggi qui a Piazza d’armi, che tra le altre cose pubblicizzi la manifestazione cittadina di sabato prossimo – racconta Annalisa, una residente del campo – una richiesta di autorizzazione l’ho presentata in forma scritta al vecchio capo campo allegando, come richiestomi, una copia dei volantini che avrei distribuito per pubblicizzarla». E invece, nuova settimana, nuovo capo campo e nuovi problemi. «Lunedì mi è stato detto che avevano bisogno di tempo per decidere – continua Annalisa – martedì di riformulare la richiesta di autorizzazione per l’assemblea specificando di essere residente nel campo e il fatto che le persone esterne che sarebbero intervenute, un numero ben definito, sono miei amici invitati per aiutarmi a tenere l’assemblea. Ieri mattina però, mentre stavo appendendo i volantini in bacheca, mi è stato detto da Sasso che non potevo, perché era in attesa dell’autorizzazione del Com. Decido di andare al Com e scopro che la richiesta lì non era mai arrivata. Il capo Com Gullì mi suggerisce di recarmi al Dicomac per chiedere l’autorizzazione. Lì mi dicono di chiamare la prefettura, che non sa niente».
La situazione si sblocca intorno le 18. «Due persone possono venire a volantinare insieme ad Annalisa, e se non mi arriva nessuna comunicazione contraria dall’alto permetterò l’assemblea di oggi prendendomene la responsabilità», dichiara Sasso.
La notizia arriva ad alcuni ragazzi di un comitato. Sono increduli, felici ma quasi non ci credono: «Ma insomma, possiamo entrare liberamente per fare assemblea a Piazza d’armi? Non ci credo! Sembra quasi di stare in un paese democratico».

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