Aquilani costretti a pagare gli interessi sulle rate dei mutui sospesi

La «grande truffa», l’hanno chiamata i terremotati de L’Aquila, scoperta quasi per caso nella calura d’agosto, l’ennesima regalata loro dal governo Berlusconi. Tra le tante incertezze e difficoltà che si prospettano in questo «amaro autunno», almeno di una cosa pensavano di non doversi preoccupare al momento: il pagamento delle rate dei mutui o dei finanziamenti sospesi per disposizione del decreto Abruzzo (partorito dall’esecutivo il 28 aprile scorso e convertito in legge n. 77 il 24 giugno 2009) fino al 31 luglio. Termine poi prorogato fino al 31 dicembre 2009 con una successiva ordinanza emessa il 6 agosto scorso. «Sospeso significa sospeso», credevano ingenuamente gli aquilani fiduciosi dell’intervento solidaristico dello stato. E invece no. Per alcune banche, soprattutto locali, la legge deve essere interpretata in un altro modo: la rateizzazione slitterà, sì, di nove mesi ma per tutto il periodo della sospensione, da aprile a dicembre, il cliente è tenuto a pagare gli interessi sul capitale residuo con lo stesso tasso concordato alla stipula del contratto di finanziamento. In questo modo la banca, che ha applicato automaticamente e senza avvisare i clienti la sospensione delle rate imposta per legge, specula sul terremoto e sulla tragedia degli aquilani. La signora Pina Lauria, per esempio, ha scoperto il «raggiro» quando la sua banca, a fine agosto, le ha inviato una lettera con l’avviso di proroga della sospensione. «Quando mi sono recata in agenzia mi hanno avvertito che avrei dovuto pagare 1.200 euro di interessi in più rispetto alla somma complessiva, altrimenti avrei dovuto rinunciare alla sospensione delle rate e pagare in un’unica soluzione le ultime cinque già sospese», racconta. Quando la signora chiede di sapere perché la banca ha operato una sorta di rinegoziazione del mutuo senza alcun avviso si sente rispondere che è imposto dal decreto governativo. «Ma gli interessi, allora, perché li chiedono a me?», è l’ovvio quesito. Analoga esperienza quella dei signori Speranza alle prese con un mutuo a tasso variabile sulla loro prima casa, attualmente inagibile. E, come loro, decine di terremotati in questi giorni stanno scoprendo l’amara sorpresa. Tanto che il deputato aquilano del Pd Giovanni Lolli ha chiesto all’Abi un incontro chiarificatore per la prossima settimana. «Ma il problema -spiega – sta nella legge scritta appositamente in modo ambiguo sul punto». Il resto lo fanno quelli che a L’Aquila già chiamano «gli usurai».

di Eleonora Martini, il manifesto del 05/09/2009

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