«Caro Nichi, vieni in piazza con noi»

Intervista a Paolo Ferrero

di Giorgio Salvetti per il manifesto 20/07/2010

«Non siate con ansietà sollecita del domani che a ogni giorno basta il suo affanno». Paolo Ferrero risponde così, con una citazione della Bibbia che gli è cara, alla candidatura alle primarie di Nichi Vendola. Il senso è (quasi) evidente: prima bisogna far cadere Berlusconi e poi si potrà eventualmente parlare di primarie. Il segretario del Prc però non ha intenzione di polemizzare con il compagno Nichi, anche se ormai tra le due anime della sinistra volano insulti. Ferrero, invece, prova a rinnovare l’invito a costruire una manifestazione unitaria per settembre: contro il cavaliere e contro la logica di Confindustria simboleggiata da Marchionne. Continua a leggere

Annunci

De profundis all’opera

di Giorgio Salvetti su il manifesto del 01/05/2010

Se il fattore produzione va giù, la ricetta è delocalizzare e tagliare posti, attaccando le conquiste dei lavoratori. Anche la cultura è in ginocchio: Napolitano firma il decreto legge del ministro Bondi sugli enti lirici. Ed è subito sciopero per Santa Cecilia, Maggio fiorentino e Scala di Milano. Continua a leggere

Intervista a Paolo Ferrero sul Manifesto del 7 marzo

di Francesca Pilla su il manifesto del 7 marzo 2010

Stanco, un tantino sciupato perché da quattro giorni in sciopero della fame contro la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Incontriamo Paolo Ferrero tra una tappa e l’altra del suo tour elettorale in Campania. In una giornata segnata da un altro avvenimento: la firma del capo dello Stato al decreto per salvare le liste del Pdl. «Non è un decreto interpretativo. È la riscrittura della norma, un atto totalmente incostituzionale, fuori dalle prerogative del Consiglio dei ministri. Ritengo scandaloso che Napolitano abbia avallato questa scappatoia».

D. Che cosa si poteva fare per non andare a elezioni regionali “dimezzate”?

R. Nulla. Si doveva andare a votare così. Noi Federazione della sinistra abbiamo una lista ricusata a Matera e aspetteremo il giudizio del Tar. Questo decreto esprime l’arroganza di un potere che crede di essere al di sopra delle regole. Napolitano non doveva firmare, ma qualsiasi altra proposta sarebbe stata incostituzionale. Chi arriva tardi a un concorso non vi partecipa. Continua a leggere

Il giustizialismo non è di sinistra

di Marco Bascetta il Manifesto on line 28/12/09

In una lunga intervista, peraltro ricca di osservazioni preziose, pubblicata sul manifesto il 24 dicembre scorso, Marco Revelli esprime un’adesione per così dire incondizionata al tipo di opposizione che Antonio Di Pietro e il suo partito esercitano nei confronti di Berlusconi e della sua corte. Secondo Revelli, Di Pietro, il suo linguaggio diretto e popolare, sia pure sgrammaticato, il suo richiamo ossessivo alle verità giudiziarie, le sue arringhe contro il potere dei disonesti più che contro la disonestà del potere restituirebbero al dibattito pubblico un elemento di concretezza e di realtà. Infrangerebbero insomma quell’incantesimo nel quale il Partito democratico è irretito e che dunque lo condanna a una ondivaga subalternità al carisma berlusconiano e alla cultura che lo alimenta e lo circonda. Impedendogli di trarre qualsivoglia conclusione dagli stessi drammatici allarmi che ripetutamente lancia e precipitandoci in quella paradossale situazione nella quale si può trattare, il giorno dopo, sulle riforme con chi, il giorno prima, si è accusato di demolire il sistema democratico e la Costituzione.
Converrebbe, tuttavia, chiedersi se Di Pietro, la sua retorica giustizialista e la sua idea di lotta politica non facciano invece parte di quello stesso incantesimo. Continua a leggere

Sinistra in costruzione: Intervista a Paolo Ferrero

Il Manifesto, 19 Dicembre 2009

«Sono contento che dagli insulti si sia passati all’idea che con la Federazione della sinistra si possa discutere e confrontarsi». Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione e portavoce a tempo (fino a marzo) della federazione tra Prc, Pdci e associazioni, ha letto con piacere l’intervista su Gli Altri con cui il governatore pugliese apre al dialogo con i compagni di un tempo. «Avevamo già proposto a tutte le forze della sinistra di alternativa – da Ferrando a Cannavò a Vendola – di provare a mettere insieme le forze per evitare di disperedere voti alle regionali», ricorda Ferrero. «Le scissioni hanno proposto solo disastri – insiste – a anche se secondo noi il modello della Federazione è il più ragionevole per rafforzare la sinistra, c’è bisogno di un fronte più ampio possibile per contrastare lo spostamento moderato del Pd e dei centristi». Continua a leggere

Ferrero: “Alleati in difesa della Costituzione. Ma al governo mai”

di Matteo Bartolocci su il Manifesto del 13/12/2009

«Dobbiamo uscire dalla Seconda Repubblica prima che sia troppo tardi». Paolo Ferrero, segretario del Prc, venerdì ha scritto una lettera a tutti i segretari di opposizione per fare un fronte comune contro Berlusconi. Accoglie quindi con favore l’altolà dell’Udc.

Con chiunque pur di bloccare l’assalto alla Costituzione?

Anche con il diavolo. Berlusconi è un fascista e un piduista con propositi dichiaratamente eversivi. E’ evidente che userebbe il voto anticipato per sfasciare la Costituzione e le regole democratiche. Contro questo disegno bisogna assolutamente fare un’alleanza con tutti coloro che sono a favore della Costituzione e della legalità. Un’intesa che smonti la legge elettorale e faccia una riforma proporzionale «tedesca». Continua a leggere

Claude Lévi-Strauss, la mente sistematica di un cuore selvaggio

di Enrico Comba su il manifesto del 04/11/2009

Il grande antropologo, che aveva varcato la soglia dei cento anni, è morto a Parigi nella notte tra sabato e domenica. I suoi studi etnologici lo portarono a capire che l’uomo è essenzialmente «un animale simbolico» e che il pensiero funziona dappertutto secondo meccanismi identici. Dunque, non ci sono differenze sostanziali nelle facoltà intellettive e nelle capacità riflessive delle diverse società.

«Odio i viaggi e gli esploratori», una frase indimenticabile, che apre il volume forse più letto e conosciuto di Claude Lévi-Strauss, Tristi Tropici (1955), una frase che rimane impressa indelebilmente anche nei lettori che non odiano affatto i viaggi e gli esploratori e che prediligono quella letteratura di viaggio al cui genere l’opera da cui è tratta nonostante tutto appartiene e che ha stimolato generazioni di viaggiatori e di ricercatori che si sono avventurati alla ricerca di tropici più o meno tristi. Continua a leggere