Solidarietà con chi difende la dignità dei lavoratori. Anche nel settore militare

di Alessandro Leoni (Resp. nazionale Dipartimento Apparati dello Stato del PRC) su Liberazione del 14 settembre 2010

Il maresciallo dei Carabinieri – in servizio attivo – Vincenzo Bonaccorso rischia, entro la fine del mese, di subire una dura sanzione quale la “consegna di rigore”, ovvero la traduzione militare degli “arresti domiciliari”. Se per i civili tale pesante limitazione della libertà necessita di una decisione del magistrato, per i militari e perciò anche per i Carabinieri, tale provvedimento dipende più semplicemente e arbitrariamente dalla decisione del grado gerarchico superiore! La cosa ancor più eclatante è la motivazione, ufficiale, di tale minacciato duro provvedimento repressivo: il maresciallo Vincenzo Bonaccorso avrebbe violato la Legge “382/1979” che regolamenta la disciplina militare avendo partecipato, come invitato, a due convegni internazionali (Bruxelles, novembre 2009 e Berlino, marzo 2010 ) organizzati da “Euromil” sul tema dei diritti dei lavoratori militari. Continua a leggere

Pensioni e sanità: a loro le rose a noi le spine

di Sante Moretti su Liberazione del 31 luglio 2010
«Le pensioni sono escluse dalla manovra» hanno ripetuto fino alla noia i ministri del Lavoro e del Tesoro. Invece nella manovra le pensioni sono parte rilevante per l’entità economica del “risparmio” e per le conseguenze sul piano sociale.
Tremonti sottolinea che ora il sistema pensionistico italiano è il più stabile in Europa (ma anche il più povero!) e aggiunge che «la più grande riforma delle pensioni fatta in Europa quest’anno si è realizzata nella pace sociale e senza neanche un giorno di sciopero» e ha ragione. Continua a leggere

Marchionne ha gettato la maschera

di Dino Greco da direttoredinogreco.liberazione.it

E tre. Dopo l’annunciata chiusura di Termini Imerese, dopo il ricatto di Pomigliano, ora Marchionne getta definitivamente la maschera: via anche da Mirafiori. La Lo, l’utilitaria destinata a sostituire la Multipla, la Musa e l’Idea non si farà più negli stabilimenti di Torino, bensì a Kragujevac, dove il salario mensile di un operaio tocca a malapena i duecento euro mensili, dove pur di lavorare, gli operai della ex Zastava, la “Fiat dei Balcani”, rasa al suolo dai bombardamenti della Nato nella guerra contro la Serbia del 1999, sono disposti a subire qualsiasi condizione pur di guadagnarsi un tozzo di pane. E dove il primo ministro Kostunica è pronto a concedere ogni sorta di beneficio o franchigia fiscale per accaparrarsi l’investimento della casa automobilistica che con una sempre più grottesca espressione chiamiamo ancora “torinese”. Continua a leggere

Anteprima Liberazione di giovedì 22 luglio – Intervista a Paolo Ferrero: «Saremo in piazza con la Fiom, deve parlare chi non ha voce»

di Frida Nacinovich
Segretario Ferrero, perché proponi una manifestazione in autunno? Tutti dicono che le manifestazioni non vanno più di moda.
La straordinaria raccolta delle firme per la ripubblicizzazione dell’acqua – un milione e quattrocentomila – il dignitosissimo “no” dei lavoratori di Pomigliano dicono che c’è una parte di paese per nulla soddisfatta di come vanno le cose. Uomini e donne che vorrebbero cambiare le cose ma non sanno come fare. La loro è una domanda politica, l’espressione di un disagio sociale che però ha difficoltà ad emergere. La manifestazione può essere un luogo adatto, un catalizzatore, una prima risposta. Continua a leggere

Rodotà: «Pomigliano e legge bavaglio unica battaglia democratica».

Intervista a Stefano Rodotà

di Tonino Bucci su Liberazione del 30 giugno 2010

E’ domani la data fissata per la manifestazione indetta dalla Fnsi e da un cartello di associazioni contro la legge bavaglio e i tagli alla cultura. Il leit motiv della mobilitazione (a Roma, piazza Navona, dalle 17 alle 21) sarà, per dirla con le parole di Stefano Rodotà , un «unico fronte dei diritti»: dall’informazione messa a rischio nella sua autonomia alle restrizioni per musica, cinema, danza, teatro, fino all’emergenza dei diritti sociali dei lavoratori. Continua a leggere

Salvi: la Federazione, punto di equilibrio per la Sinistra

Intervista a Cesare Salvi
di Dino Greco e Cosimo Rossi su Liberazione del 15 giugno 2010
«Unità delle opposizioni per battere Berlusconi e non partecipazione al governo». Cesare Salvi, neo portavoce della Federazione della sinistra, ha le idee chiare sulla proposta politica da sostenere contro la destra. Altrimenti, sostiene, «con quello che diciamo della destra, se non concorriamo a sconfiggerla, ci prendono per matti». Berlusconi e Bossi «col sistema tedesco non avrebbero maggioranza», osserva Salvi. Lanciando un allarme: «Attenzione, che la sinistra in Italia rischia l’estinzione».

L’obiettivo della Federazione è quello di non limitarsi alla costituente dei soci fondatori, ma di realizzare un allargamento rivolto a tutta la sinistra, a cominciare dal congresso che si svolgerà entro la fine dell’anno. Quali sono a tuo avviso gli ostacoli da superare? E come pensi che si possa realizzare?
L’obiettivo della Federazione è appunto quello di unire le donne e gli uomini che hanno una visione del mondo comune. Io sono convinto che esista una realtà associativa e di singoli molto più ampia di quella che aderisce o vota per le forze che si propongono di realizzare la Federazione. Da questo punto di vista il congresso può propendere verso due estremi opposti. Continua a leggere

Il delirio guerrafondaio di Vittorio Feltri

di Dino Greco su Liberazione del primo giugno 2010

«Israele ha fatto bene a sparare». Vittorio Feltri titola così, a nove colonne, Il Giornale di ieri. E accompagna il suo personale, macabro epitaffio, dedicato ai pacifisti massacrati dai marines israeliani, con un editoriale semplicemente indecente, dove il cinismo varca soglie impensabili, sino ad assumere le proporzioni di un vero e proprio delirio guerrafondaio. Questo dottor Stranamore della carta stampata si avventura in un ragionamento che si dipana secondo la seguente catena causale: Hamas è un movimento terroristico, a sua volta colluso con paesi che meditano e progettano la distruzione di Israele per mezzo di un bombardamento atomico; ergo, chi porta aiuti umanitari alle popolazioni palestinesi, in realtà «fa il tifo per chi tenta di cancellare la patria degli ebrei»; convincere con le buone i pacifisti è però una passione inutile: «sparare è più persuasivo»; e poi, se i pacifisti flirtano con i terroristi vuol dire che «tanto pacifisti non sono, semmai complici dei seminatori di morte». Dunque, secondo Feltri, quanti hanno cercato di sbarcare a Gaza per alleviare le sofferenze di un popolo intero segregato stremato, umiliato, privato di ogni diritto nell’indifferenza del consesso internazionale, se la sono andata a cercare: imparino ad «occuparsi dei casi propri», così non ci sarebbero più le guerre e nemmeno i pacifisti». Continua a leggere