Ferrero torna in ufficio: “Sono un leader part time”

(si segnala anche  in proposito il servizio del TG1 del 3 maggio 2010

di Luca Telese su il Fatto Quotidiano del 26 maggio 2010

Il segretario di Rifondazione: “L’aspettativa era finita. O lavoravo, o perdevo il posto”

“Spesso, quando mi chiamano al telefono per cose di partito devo rispondere: ‘Non ti posso parlare, sono al lavoro’. In molti, dall’altra parte del telefono, avvertono una nota di stupore”. Già, stupore, Perché Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, dal 3 maggio di quest’anno ha due lavori part time. Per tre giorni a settimana è leader di un partito politico. Negli altri tre è dipendente della Regione Piemonte, funzionario alle dipendenze di un assessore di centrodestra. I leader che sono tornati al lavoro in Italia sono come le mosche bianche. Ci provò per sei mesi Sergio Cofferati, che poi si candidò a sindaco di Bologna. Ci riuscì un altro dirigente di Rifondazione – Martino Dorigo – che nel 1996, dopo essere stato deputato, tornò in fabbrica. Lo stesso Ferrero oggi ammette: “Se non fossi tornato in ufficio avrei perso al lavoro. È stato un incentivo decisivo per una bella esperienza”. Continua a leggere

E ora chi ha stomaco forte lo elegga pure governatore della Campania….

Delitti a fin di bene (da il Fatto Quotidiano, martedì, febbraio 9, 2010)

Nel “processo breve” a se stesso celebrato da Enzo De Luca al congresso Idv, mancavano la pubblica accusa e un’informazione decente che conoscesse le carte. C’era solo l’imputato, che infatti si è assolto fra gli applausi, raccontando al popolo dipietrista quel che aveva già fatto credere al suo partito, il Pd. E cioè che è stato rinviato a giudizio due volte per truffa allo Stato, associazione a delinquere, concussione e falso per un’opera buona: aver consentito agli ex lavoratori dell’Ideai Standard di continuare a godere della cassintegrazione. Naturalmente è una superballa. Quei lavoratori sono disoccupati. Che cosa è successo davvero? Continua a leggere

Ferrero, Diliberto, Salvi: Appello al voto

Su la testa!!!!!!!!!

Tutta la verità su Antonio Di Pietro (Inchiesta)


L’immunità di Tonino? Non lo salva dai suoi

dipietrodi Paolo Bracalini

Di questo passo somiglierà sempre più all’imitazione che ne fa Neri Marcorè: dice una cosa, fa il suo contrario. È cronaca dell’altro giorno. Di Pietro si è fatto proteggere dall’immunità di eurodeputato per una causa civile di diffamazione, dopo aver pubblicamente detto che avrebbe rinunciato alle garanzie da eurodeputato (Ansa, 11 febbraio 2009), dopo aver detto che l’articolo 68 della Costituzione, per l’appunto l’immunità, va cancellato perché «aveva senso quando fu scritto, dopo la fine del fascismo. Ho sempre detto che l’articolo 68 andrebbe abrogato» (Ansa, 23 luglio 2007).
Si protegge con l’immunità, ancora, dopo aver fatto sfoggio di eticità sulla pelle del senatore Luigi Grillo, Pdl, raggiunto da rinvio a giudizio nel maggio 2008: «Ora chiederà di non avvalersi dell’immunità parlamentare per farsi giudicare, come responsabilità istituzionale vorrebbe?», disse Di Pietro.

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Intervista a Paolo Ferrero ad Arezzo

Ferrero 08-Segretario, ha ancora senso dirsi comunisti?
Certo, non solo dirsi, ma anche esserlo, perché il capitalismo si sta dimostrando un sistema fallimentare nel quale la ricchezza corrisponde ad un enorme aumento delle ingiustizie, sia tra nord e sud del mondo che negli stessi paesi del nord del mondo. Quindi ha molto senso porre il problema di come si può cambiare il sistema radicalmente, per far sì che non sia guidato dal profitto di pochi, ma dal benessere della maggioranza, che è appunto il comunismo. Secondo me dirsi comunisti ha molto più senso oggi che non cento anni fa. Continua a leggere

Ponte sullo Stretto, Di Pietro: “Prima vengono altre opere”. Ma nel 2007 votò con la destra e tra le sua file c’è Aurelio Misiti…

dipietroTonino Di Pietro punta ai “voti utili” di sinistra e ambientalisti e ora dichiara: “ll ponte è un ‘opera infrastrutturale di cui si potrebbe discutere se farla o meno solo dopo aver fatto tutto il resto: in Sicilia, in Calabria e in tutta Italia ci sono emergenze piu’ importanti del ponte”. E aggiunge: “Le emergenze come quella idrica, quella dell’occupazione, ambientale e delle energie rinnovabili devono essere messe prima di una cattedrale del deserto”.

Bene, benissimo, bravo al leader di Italia dei Valori. Peccato che abbia la memoria corta e dimentichi che, nel 2007, quando ricopriva l’incarico di Ministro nel Governo Prodi, votò assieme alla destra berlusconiana per salvare la Società “Ponte sullo Stretto di Messina”, violando, quindi, il programma dell’allora Unione di centrosinistra che prevedeva la derubricazione dell’opera e la riconversione di questa società sanguisuga a scopi di pubblica utilità. Proprio i voti dei parlamentari di Idv furono determinanti per tenere in piedi questo carrozzone d’origine democristina, permettendo così, successivamente, al governo Berlusconi di riprendere il progetto per la realizzazione della “cattedrale nel deserto”. Continua a leggere